Chassidismo

Dall’ebraico ḥăsīd che significa pio, Il Chassidismo è un movimento religioso ebraico a carattere mistico, sorto in Polonia alla metà del sec. XVIII. Ne fu fondatore un umile maestro di scuola, Yisrael ben Eliëzer (1698-1760), conosciuto come Ba’al Shèm Tov (in sigla: Bèsht), letteralmente “possessore del buon nome”, non solo nel senso di uomo di buona fama in quanto taumaturgo, ma anche perché capace di intendere nel Nome (di Dio) tutta l’essenza. Il fondamento del chassidismo sta nella convinzione che Dio è presente in ogni manifestazione del creato e che non tanto lo studio né la rinunzia ai beni della vita possono avvicinare a Lui, quanto il servirlo con amore in spirito di semplicità e letizia. Secondo interpretazioni recenti il chassidismo più che una filosofia è un atteggiamento della vita; è anzi riconosciuto come un esistenzialismo ebraico. Dopo avere avuto fiere opposizioni da parte del rabbinato russo e lituano, che giunse fino a scomunicarne il fondatore, finì con l’affermarsi e ottenne largo seguito. Eliëzer non ha lasciato scritti: si conoscono alcune sue lettere. I suoi discepoli ne ereditarono la dottrina, poi diffusa dai vari maestri del chassidismo, e ne tramandarono i racconti e le parabole raccolti da Martin Buber in Die Erzälungen der Chassidim (1962; I racconti dei Chassidim).

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Brevi racconti chassidim

Sull’attimo presente
Poco dopo la morte di Rabbi di Kobryn, il vecchio di Kotzk, Rabbi Mendel, chiese ad uno dei suoi discepoli: “Per il vostro Maestro, quale era la cosa più importante?”.
“Ciò di cui si occupava proprio in quel momento” rispose il discepolo.

Sulla sofferenza
Il Rabbi di Kobryn insegnava: quando l’uomo soffre non deve dire: “E’ male, è male”.
Nulla è male di ciò che Dio manda agli uomini.
Ma si può dire: “E’ amaro”, poiché ci sono anche veleni amari tra le medicine.

Sul bene e il male
Un tale, colpito da una grave malattia si lamentò con Rabbi Israele di Ratzin, che la sofferenza lo disturbava nello studio della Torah e nelle preghiere.
Il Rabbi disse: “Come fai a sapere ciò che è più gradito a Dio, il tuo studio delle Scritture e la tua Preghiera… o la tua Sofferenza?”.

Sul distacco
Quando morì suo figlio, Rabbi Levi Isacco seguì danzando la bara. Alcuni dei suoi chassidim non riuscivano a nascondere il loro stupore.
“Un’anima pura – disse egli – mi è stata consegnata, un’anima pura restituisco”.

E per finire
Racconta Elie Wiesel, nelle sue meravigliose storie chassidiche: «Era Yom Kippur, il giorno dell’espiazione.
I fedeli, segnati dal digiuno, aspettavano che il Rabbi iniziasse l’ufficio; lui pure aspettava.
Che cosa aspettava rabbi Levi-Itzhak di Berdicèv per iniziare la preghiera?
Finalmente emerse dalla sua meditazione e disse: “Abbiamo tra noi qualcuno che non sa leggere; non è colpa sua. Troppo occupato a nutrire la sua famiglia, non ha frequentato nessuna scuola.
Ma desidera cantare.
Così consente al suo cuore di parlare: Tu sei Dio, io sono soltanto un uomo. Tu sei onnipotente e conosci tutto, io sono debole e ignorante. Tutto quello che so è decifrare le ventidue lettere della lingua sacra; te le offro, fanne preghiere Tu, saranno più belle delle mie”.
E il Rabbi alzò la voce: “Ecco, fratelli, perché abbiamo atteso. Dio stava scrivendo!”»

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