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La consapevolezza come terapia

ARTICOLO DI FILIPPO FALZONI GALLERANI

Mentre l’ansia e il mal di vivere si diffondono, proliferano anche le tecniche che promettono serenità e salute olistica.
Purtroppo si può spesso costatare che la maggior parte dei metodi e dei movimenti spirituali che promettono la liberazione dalla sofferenza, risultano inefficaci dal momento che nella maggior parte dei casi propongono delle vie di fuga dal confronto con la realtà, mentre la liberazione implica invece la chiara percezione immediata del movimento del pensiero, e degli inganni mentali prodotti dalle speranze e dalle paure dell’io.
Lo studio della psicologia del profondo, dei fenomeni psichici, delle tradizioni Orientali come il Vedanta e lo Zen e in particolar modo gli scritti di Jiddu Krishnamurti, Nisargadatta Maharaj, Ramana Maharshi, conduce a trovare il livello dal quale si esce dall’illusione dell’io e si affronta il problema alla radice, per risvegliarci alla realtà.
Questi autori ci conducono a investigare la natura della Coscienza. Vedono la soluzione dei problemi umani da una diversa prospettiva che in un certo senso è un mondo estraneo a tutti noi.
Il mondo del “sentire immediato, diretto, attento e lucido, momento per momento di una presenza mentale, libera da ogni pensiero”. La maggior parte di noi vive, invece, quasi tutto il suo tempo nel “mondo del pensiero,” in cui proliferano speranze e paure, aspettative in un domani che non arriverà mai, un ininterrotto dialogo interno, il perenne conflitto con se stessi, tra passione e ragione, corpo mente, tra un immagine ideale di sé o dell’altro, che si scontra con la realtà di ciò che è… Così invece di rapportarci con intelligenza con ciò che è disperdiamo le energie nell’immaginario confronto con “ciò che dovrebbe essere”.
Fuggiamo i problemi anziché comprenderne per osservazione immediata la natura e l’origine. Possiamo riconoscere che i problemi sono creazioni della mente e svaniscono se vediamo le cose per quel che sono con mente sgombra e cuore aperto. I saggi invece di proporre tecniche per scacciare la sofferenza che il pensiero produce suggerendo altri pensieri (che per quanto saggi possano apparire appartengono sempre alla realtà concettuale), indicano con chiarezza che dobbiamo prima di tutto smascherare l’ego e risvegliarci al sentire diretto della consapevolezza non condizionata.
E’ l’illusione attraverso la quale ci identifichiamo con un’entità prodotta dal pensiero con il suo bagaglio di memorie condizionanti che chiamiamo “io”, la sorgente degli inganni e del disordine interiore.
Riconoscendo questa verità ristabiliamo la nostra identità nel Sé, la Consapevolezza senza forma: il Testimone, attenzione impersonale.
Essa osserva il movimento del pensiero e ne riconosce i limiti.
Si manifesta nei momenti in cui non c’è divisione e l’Amore e l’Unità ne sono i simboli supremi. Certamente il pensiero ha un contesto in cui esprime la sua funzione fondamentale, che vediamo espressa nello sviluppo tecnologico e nella possibilità di organizzare l’informazione.
Il pensiero razionale è certamente, come suggeriva Einstein, un utile servo, ma è un vero dramma se ne diventiamo schiavi permettendogli di dominarci come un tiranno e di inibire il pensiero intuitivo che nasce dalla percezione diretta.

Dice Nisargadatta Maharaj: La mente è interessata in ciò che accade, mentre la consapevolezza è interessata alla mente stessa.
Il bambino insegue il giocattolo, ma la madre guarda il bambino non il giocattolo. Siamo consapevolezza, quello spazio vuoto su cui i pensieri emergono e su cui appare l’io che è esso stesso un pensiero. La consapevolezza s’identifica con le immagini create dall’io e dimentica la propria vera natura e libertà. Appena ce ne rendiamo conto con chiarezza, abbiamo immediato accesso alla mente intuitiva, al comportamento spontaneo e armonico, alla chiara percezione di ” ciò che è ” e al suo gioco di luci e ombre.
Solo una mente libera da ogni condizionamento e aspettativa può accedere a questa percezione non offuscata.
La percezione della quiddità indivisa dell’Essere emerge solo dopo che si sono riconosciute le illusioni dello Spazio-Tempo immaginato dall’io.
La perdita del contatto con l’Essenza e l’identificazione con l’immagine sempre mutevole dell’io, che la mente crea, inevitabilmente produce alienazione e auto-frustrazione. Credo che l’uomo d’oggi in questa crisi collettiva delle ideologie, si trovi nelle condizioni ideali per applicare la sua attenzione all’osservazione diretta della natura dell’io e con questa prospettiva sviluppare la consapevolezza diretta di questo risveglio oltre il pensiero.

La crisi mondiale richiede che nell’uomo si risvegli una coscienza che vive il presente senza la frammentazione dualistica della contrapposizione delle polarità. Le polarità sono integrate attraverso la consapevolezza della loro interdipendenza. Può esistere l’alto se non in rapporto al basso? Esiste un dentro che non abbia un fuori?
La destra se non in rapporto alla sinistra? Dicono coloro che si sono risvegliati alla realtà: “Io sono il mondo e il mondo è me. Sono coscienza consapevolezza, sono in essenza non nato e oltre il tempo, sono testimone sereno dello spontaneo fluire della vita, osservo il mondo di cui partecipa il corpo come una rappresentazione e non giudico i personaggi della commedia che sono costretti a recitare la loro parte, essi sono in me, appaiono nella coscienza ed io sono solo coscienza. La mia azione non è bene in reazione al male, ma creativa espressione spontanea della vita, oltre al conflitto.” Quest’approccio alla realtà che nasce dall’aver investigato e chiarito i limiti del pensiero tanto da non esserne più imprigionati, è l’essenza degli insegnamenti, la Via del Cuore, ed è la l’attualizzazione dell’emergente piano di coscienza che conduce dalla conoscenza alla saggezza.
Non è affatto qualcosa di astratto dal vivere quotidiano anzi è la fine del senso di separazione che permette di vivere ogni momento con pienezza ed autenticità spontanea e percepire ciò che viene chiamato l’attimo eterno.
Dobbiamo rinunciare all’illusione di una vita indipendente dal contesto e comprendere che il cervello nonostante il suo bagaglio di condizionamenti è intrinsecamente intelligente se non interferiamo con esso.
Rendiamoci conto che esso stesso è prodotto di una straordinaria Intelligenza che ha saputo organizzare cento miliardi di neuroni ognuno dei quali ha diecimila connessioni con gli altri.
Siamo nelle condizioni di poter attingere direttamente a questa intelligenza quando la mente non è oppressa da pensieri contradditori e da mete illusorie. Osservare la mente porta al silenzio mentale, a risiedere nel testimone, il silenzio mentale favorisce il risveglio del cuore, l’insight profondo, l’immediata liberazione dal conflitto.

Krishnamurti ci spinge a osservare il movimento del pensiero senza interferire con esso con desideri e timori.
Quando mettiamo in pratica questa capacità di osservare con lucida passività ci apparirà evidente la natura del conflitto che il senso di un io separato produce.
Quest’atteggiamento di auto osservazione è uno degli aspetti cruciali che rendono tanto efficace il Rebirthing Transpersonale.
Il respiro è il legame tra mente corpo e, seppure non ce ne rendiamo sempre conto, è la sorgente della vita. Aprirsi alle sensazioni indotte dalla respirazione intensa favorisce enormemente l’accesso al qui e ora, lo sblocco bioenergetico, la liberazione catartica, l’intensificazione della consapevolezza, l’accesso alla percezione immediata oltre la rete dell’io e del pensiero.
Nella chiara percezione della natura dell’io ci rendiamo conto che non esiste alcun io separato dal Tutto, e possiamo finalmente arrenderci al fluire della vita.
A questo punto ci vuole coraggio perché si è di fronte alla morte dell’illusione.
Questo è l’archetipo della Dea Kali, l’oscurità dell’ignoto… l’abisso del mistero, la Divoratrice del tempo, la distruttrice dell’ego.
Per la rinascita dobbiamo affrontare la morte dell’illusione dell’io separato e confrontarci con l’Ombra. — Già nel Settimo secolo i saggi indiani salmodiavano nella Gita di Dattatreya e nella Gita di Shiva argomenti molto simili a quelli che oggi affronta la Psicologia del Profondo e la Fisica Quantistica. In termini simbolici (gli Dèi oggi possiamo comprenderli solo interpretandoli come archetipi di stati di coscienza) gli antichi indicano questa stessa realtà oggi la scienza stessa dimostra.
Infatti le visioni più accreditate e le scoperte più fondamentali degli ultimi 40 anni dimostrano che lo spazio e il tempo sono un’illusione prodotta dal nostro modo di percepire la realtà. Da questa prospettiva, per capirci in due parole, il passato c’è ancora e il futuro c’è già, e tutto ha natura di un sogno come un ologramma creato dalla psiche. Non dovrebbe stupirci che i saggi dell’antichità, che senza strumenti tecnici ma attraverso l’autoindagine, fossero giunti a considerare il mondo dei nostri sensi Maya, illusione e magia.

E’ detto nella Avadhoota Gita, la Gita di Dattatreya:
Vita e morte, legame e liberazione, bene e male appartengono alla mente e non a te. Perché singhiozzare figlio mio? Né tu né io abbiamo nome o forma. Mente perché questa confusione? Perché erri come un fantasma? Pensa solo al Sé, rinuncia al desiderio (prodotto dal pensiero) e sii felice… Nel Sé non c’è presagio, non c’è talismano, nulla da imparare, non c’è prosodia da studiare. Avadhoota Dattatreya, che nuota nell’oceano della non differenziazione, canta nella sua delizia di un cuore puro la grandezza della verità. Ogni cosa né è, né non è, ogni cosa non è né vera né falsa. Parlo del Sé come lo trovo in me stesso con piena conoscenza della materia.
Avadhoota Gita

Oppure nella Ribhu Gita la Gita di Siva:
Qualunque cosa sia espressa dalle parole, qualunque cosa sia pensata dalla mente o determinata dall’intelletto, e qualunque cosa sia conosciuta dal pensiero, ciò che è unito dallo yoga, ciò che è fatto dai sensi, e gli stati della veglia, del sogno e del sonno profondo, e il quarto stato, tutto questo non esiste.
Bisogna sapere che tutte queste cose sono determinate da condizionamenti. La purezza non si acquisisce mai con le abluzioni, mai è ottenuta attraverso la contemplazione. … La grande illusione e la percezione errata non esistono.
La paura e l’assenza di paura, in realtà non ci sono. Sii certo che non c’è proprio nulla affatto. C’è solo Brahman, Consapevolezza, non rimane altro. Isvara: Come bolle d’aria sulle acque dell’oceano, gli dei, gli uomini e le bestie di tutto il mondo fenomenico sorgono e sorgeranno ancora e ancora, sulle acque della massa di beatitudine solida del consorte di Uma (Shiva, il Sé).
Non esiste miseria mondana per coloro che attraverso la loro esperienza, percepiscono tutto questo emergere dalle onde dell’illusione chiaramente come Me stesso, (il Sé).
A causa dell’illusione la gente non realizza Hara (Shiva, il Sé) come causa di ogni piccola cosa, causa di ogni essere ed anche come la causa senza confini di una più grande dissoluzione. Quando la presenza del Consorte di Uma brilla riflesso nelle acque nei recessi dello spazio del cuore, la distruzione del serpente delle miserie mondane ha luogo.

E più avanti.
Ribhu: Ora spiegherò la conoscenza di Brahman e le caratteristiche di un jivanmukta un liberato in vita.
Chi risiede solo nel Sé è chiamato jivanmukta. Io sono lo stesso Brahman, io sono il Sé.
Chi è fermo nella convinzione “io sono Chaitanya” (il Sé cosciente) è chiamato jivanmukta.
Io sono il Sé, che è Consapevolezza. Io sono Parabrahman, il Sé supremo.
Sono senza attributi.
Sono più alto del più alto.
Chi ha questa certezza è chiamato jivanmukta.
Sono al di là dei tre corpi.
Io sono Brahman, Consapevolezza.
Chi giunge alla convinzione finale “io sono Consapevolezza”, è chiamato jivanmukta.
Colui il quale non ha corpo, (non si identifica nel corpo), ed è certo di essere il Brahman, Consapevolezza, ed è pieno della più alta serenità è chiamato jivanmukta.
Ribhu Gita

Nel Quinto secolo Tao-hsin, patriarca dello Zen, proclamava:
La Via Perfetta non conosce difficoltà, Esclude solo ogni preferenza: Allontanato odio e amore, Essa si rivela a pieno, senza maschera.
Basta introdurre una differenza di un decimo di pollice, E terra e cielo si separeranno: Se vuoi che la Via ti sia manifesta Non concepire pensiero né per essa né contro di essa. Opporre ciò che tu ami a ciò che non ami Ecco la malattia dello spirito: Se non si intende il senso profondo della Via La pace dello spirito sarà turbata e nulla si otterrà.
Perfetta come il vasto spazio alla Via nulla manca e nulla è in essa superfluo: Invero, è perché si fanno delle scelte Che la sua essenza profonda non la si scorge più. Non star dietro alle complicazioni dell’esterno E non dimorare nel vuoto interno, Quando lo spirito resta sereno e uno il dualismo delle cose svanisce da sé. …

Il reale si rispecchia in una mente tersa.
In una mente tersa la materia è redenta; lo spirito svelato. Sono visti come un’unità.
E sono sempre tutt’uno, ma la mente imperfetta li vede come due.
Il compito dell’uomo è perfezionare la mente, perché in essa s’incontrano la materia e lo spirito.
Nisargadatta Maharaj

La mente intuitiva è un dono sacro mentre la mente razionale è un fedele servo.
Noi abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il dono.
Albert Einstein

Filippo Falzoni Gallerani, 6 dicembre 2011
www.filippofalzoni.com