sfida

La sfida dell’uomo moderno

(…) Era teso e contratto, gli occhi erano spenti, il colorito terreo, la respirazione superficiale.
Grazie a una respirazione più profonda e ad alcuni esercizi terapeutici, il suo corpo acquistò una maggiore sensibilità.
Gli occhi gli brillavano, il colorito si ravvivò, provò sensazioni stimolanti in alcune parti del corpo e le gambe cominciarono a vibrare.
Ma allora, mi disse: “Questa è troppa vita. Non posso resistere”.
Credo che, in gradi diversi, siamo tutti nella situazione di questo giovane.
Vogliamo essere più vivi e sentire di più, ma ne abbiamo paura.
La nostra paura della vita si rivela nel nostro continuo affaccendarci per non sentire: corriamo per non affrontare noi stessi, ci diamo ai liquori o alle droghe per non percepire il nostro essere.
Poiché abbiamo paura della vita, cerchiamo di controllarla o di dominarla.
Crediamo che essere trasportati dalle emozioni sia nocivo o pericoloso. Ammiriamo le persone calme, che agiscono senza emozionarsi.
Il nostro eroe è James Bond, agente segreto 007. Nella nostra cultura si dà importanza all’azione, al fatto compiuto.
L’individuo moderno è tenuto ad avere successo, non a essere una persona.
Egli appartiene alla ‘generazione attiva’ il cui motto è fare di più, ma sentire di meno.
Questo atteggiamento caratterizza gran parte della sessualità moderna: più azione, ma meno passione.
A prescindere da quanto bravi possiamo essere nel lavoro, come persone siamo un fallimento, e io credo che la maggior parte di noi senta il fallimento dentro di sé.
Percepiamo indistintamente il dolore, l’angoscia, e la disperazione esistenti appena sotto la superficie, ma siamo decisi a vincere la debolezza, a superare le paure e sormontare le angosce.
Per questo i libri su come migliorare se stessi o su come fare una data cosa sono così popolari.
Purtroppo, questi sforzi sono destinati a fallire perché essere una persona non è qualcosa che si può fare; non è un atto definito: è un qualcosa che ci obbliga a interrompere il nostro lavoro frenetico, a prendere il tempo di respirare e sentire.
Questo può farci sentire dolore, ma se abbiamo il coraggio di accettarlo, proveremo anche piacere.
Se sappiamo far fronte al nostro vuoto interiore, riusciremo a realizzarci.
Se siamo in grado di andare in fondo alla nostra disperazione, scopriremo la gioia.
E in questa impresa terapeutica abbiamo bisogno di aiuto.
È destino dell’uomo moderno essere nevrotico, avere paura della vita? La mia risposta è sì, se consideriamo l’uomo moderno appartenente a una cultura i cui valori dominanti sono il potere e il progresso.
Poiché questi valori caratterizzano la civiltà occidentale nel ventesimo secolo, ne risulta che ogni persona che vive in questa civiltà è nevrotica.
L’individuo nevrotico è in conflitto con se stesso. Una parte del suo essere cerca di dominarne un’altra.
Il suo Io tenta di sottomettere il corpo; il suo pensiero razionale, di controllare le emozioni; la sua volontà, di superare paure e angosce.
Sebbene questo conflitto sia per lo più inconscio, il suo effetto è di esaurire le energie di una persona e di distruggere la pace della mente. La nevrosi è conflitto interno.
Il carattere nevrotico assume forme diverse, ma tutte implicano una lotta all’interno dell’individuo tra quello che è e quello che crede di essere.
Tutti i nevrotici sono coinvolti in questa lotta.

(…) La sfida all’uomo moderno è di riconciliare gli aspetti antitetici della sua personalità.
Nel corpo egli è come un animale, ma a livello dell’Io si vorrebbe simile a una Divinità.
Il destino dell’animale è la morte, che l’Io cerca di evitare con aspirazioni divine. Ma cercando di evitare il suo destino, l’uomo ne crea uno anche peggiore, cioè vivere con la paura della vita.
La vita umana è piena di contraddizioni, e riconoscerle e accettarle è una prova di saggezza.
Dire che l’accettazione del proprio destino ne determina un cambiamento può sembrare una contraddizione, ma non lo è.
Quando si smette di lottare contro il destino, ci si libera dalla nevrosi (conflitto interno) e si raggiunge la serenità.
Il risultato è un atteggiamento diverso (non più paura della vita) espresso da un carattere diverso e unito a un destino diverso.
In questo modo l’individuo avrà il coraggio di vivere e di morire e riuscirà a realizzarsi.

ALEXANDER LOWEN
Dalla introduzione a Paura di vivere, Astrolabio – Ubaldini Editore, 1982, Roma.