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L’epistemologia degli stati non ordinari di coscienza

La lezione del grande psichiatra cileno all’Università di Pisa
«Non siamo educati alla conoscenza di noi stessi, ed è un disastro»
di JEANNE PEREGO

Claudio Naranjo, 84 anni, psichiatra e psicoterapeuta cileno, è uno dei fini ed eclettici pensatori del XX secolo.
Nella sua attività professionale e di ricerca ha coniugato psicoterapia, antropologia, spiritualità e pedagogia. Nei giorni scorsi è stato la punta di diamante del convegno “L’epistemologia degli stati non ordinari di coscienza”, organizzato dall’Università di Pisa, corso di laurea in psicologia.

Naranjo, che tema ha affrontato nel corso al convegno? 

«Ho focalizzato il mio intervento sulle “Dimensioni della coscienza”, presentando una topografia degli stati di coscienza nella meditazione e nell’ambito dell’esperienza psichedelica, dove si riconoscono “province” come il silenzio mentale e la spontaneità del flusso coscienziale, l’invocazione della sacralità, il distacco e le diverse forme dell’amore».

A proposito di meditazione, che ruolo può avere questa pratica nella società occidentale contemporanea? 

«Potrebbe contribuire a creare una società meno malata, perché aiuta le persone a mantenere uno stato di pace interiore. Il mondo è mosso da stati emozionali che il cristianesimo ha chiamato “i peccati capitali”: c’è molta invidia, ansia di potere, voglia di denaro, e tutte queste passioni sembrano parte della natura umana, ma è più vero dire che sono stati degenerati della coscienza. La teologia ha interpretato questo come parte di una caduta dell’uomo, che si può tradurre in una degradazione della coscienza, che sarebbe il nostro vero stato interiore sano. La meditazione è stata una forma di salvezza per l’individuo che vuole superare questo dominio delle passioni, o peccati».

Per quanto riguarda l’educazione dei giovani, c’è spazio per la meditazione? 

«Oggi non c’è molto spazio per la meditazione, non c’è spazio né per l’educazione morale, né per l’educazione della conoscenza di sé. Sarebbe una rivoluzione dell’educazione mettere queste cose nel curriculum scolastico. L’educazione è stata confusa con l’istruzione pubblica, ma l’istruzione pubblica non è veramente educazione, l’educazione dovrebbe occuparsi del miglioramento delle persone non solo della loro capacità intellettuale o delle loro competenze tecniche. Lo ha detto recentemente il Dalai Lama, lo dicono anche alcuni educatori, ma sembra che non lo vogliano i governi che scelgono implicitamente di utilizzare l’educazione non per la coscienza ma per l’obbedienza; e utilizzano l’educazione per il condizionamento delle persone, per trasformarle in pecore che possono essere manipolate».

Il tema dell’educazione dei giovani da sempre è molto importante per lei. Come vede la situazione attuale?
«Molto triste, in gran parte del mondo l’educazione non serve veramente per educare ma per creare automi.