10-consigli-wingchun

Rebirthing e riabilitazione

Dove lo spirito soffre, anche il corpo soffre
(Paracelso)

In questi ultimi anni si sta affermando un nuovo concetto di riabilitazione.
Essa infatti è sempre meno una ‘tecnica’ che interviene sull’uomo – macchina per riparare le funzioni danneggiate; sempre meno propone un trattamento specifico per ogni tipo di danno o di limitazione funzionale.
Questa visione, di tipo meccanicistico, sta lentamente cedendo il posto ad una visione più olistica dell’uomo, che da uomo – macchina diviene uomo – sistema.
E’ infatti consolidata la visione dell’uomo come soggetto unico e complesso, risultante dalle innumerevoli relazioni esistenti tra il sé fisico, psicologico, sociale e spirituale.
Ciò ha permesso alla riabilitazione di “dialogare” con altre discipline (non solo di tipo medico) e da queste mutuare nuovi strumenti che hanno arricchito il ‘fare’ riabilitativo; la respirazione intensa è una di queste discipline.
Se dunque fino a qualche anno fa affiancare riabilitazione e respirazione poteva sembrare un azzardo, oggi non è più così.
Si può pensare al Rebirthing come una ‘tecnica’ della riabilitazione per migliorare – riabilitare – le capacità respiratorie di un individuo.
L’apparato respiratorio provvede allo scambio dell’aria dall’ambiente esterno ai polmoni e viceversa: permette quindi gli scambi gassosi a livello dei capillari sanguigni tra ossigeno e anidride carbonica.
La riabilitazione respiratoria ha il compito primario di migliorare / ripristinare / rieducare la respirazione dell’uomo al fine di consentire che questi ‘scambi’ possano avvenire nel miglior modo possibile, per ottenere ciò si avvale di diverse tecniche, e il Rebirthing può essere una di queste.
I tre tipi fondamentali di respirazione – addominale, diaframmatica, clavicolare – vengono utilizzati in modo differente a seconda dell’obiettivo del riabilitatore; nella disciplina, la respirazione è globale, agendo così su tutto il processo della respirazione, in modo fisiologico.

Questa è l’applicazione più diretta della respirazione alla riabilitazione, ma non la sola.
Si può pensare al Rebirthing e al suo effetto mio-rilassante, in quanto riduce le tensioni provocate dall’acidosi tissutale grazie ad una miglior ossigenazione del cervello e ad una stimolazione del circolo di ritorno con conseguente riflesso sul PH sanguigno.
Pertanto anche la riabilitazione ortopedica, la riabilitazione pre e post- operatoria possono trarne vantaggio, utilizzando la respirazione come uno strumento da affiancare a tecniche più specificamente riabilitative, che potranno essere più incisive proprio grazie alla disciplina respiratoria e al suo effetto sulle strutture muscolo-tendinee.
Con l’obiettivo di distendere, di rilassare, ma anche di rendere la persona più consapevole di ciò che sta attraversando e poter così attivare tutte le sue energie nell’iter riabilitativo.
Sempre sviluppando l’aspetto della maggior consapevolezza, non solo di sé ma anche del proprio corpo fisico e delle sue funzioni, il Rebirthing è un utile supporto alla rieducazione neurologica, dove spesso viene alterato il proprio schema corporeo e di conseguenza l’utilizzo – da parte del soggetto – di tutte le proprie capacità residue (principalmente di tipo motorio, ma non solo).
Qualora la riabilitazione tradizionale si rivelasse particolarmente dolorosa la disciplina respiratoria può essere d’aiuto grazie alla sua azione sulla percezione del dolore (in presenza di dolore è difficile che una persona possa fare, o farsi fare, qualcosa senza attuare meccanismi di difesa poco utili – se non dannosi – al fine ultimo della riabilitazione).
Queste sono solo alcune indicazioni di come la pratica può essere da supporto alla riabilitazione, non solo quindi per la sua azione sul sistema respiratorio, non solo come una ‘tecnica’ con precise indicazioni e controindicazioni, ma come respirazione integrale, che produce un ritmo armonico e continuo, che porta alla liberazione del respiro da limitazioni fisiche ma anche psichiche (e viceversa).
(Maria Giovanna Bambini, rebirther fisioterapista)