Brevi riflessioni

di Renata Contini

Qual è il più alto compito per noi anime in cammino che desideriamo godere pienamente della vita?
Qual è il fine ultimo per l’io che cerca la sua realizzazione nel mondo?
Aspirare ad una qualità superiore e diversa della vita fa parte del disegno del cuore di ognuno di noi ed è nostro diritto/dovere conseguire una coscienza più profonda della realtà arrendendoci alla vastità di un potere che non appartiene al pensiero.
La condizione umana va elevata…La meditazione realizzata…oltre la soglia del piacere, della sofferenza, della finitezza, dell’ovvietà dei desideri e delle illusioni verso una condizione di perfezione e unione con la vera essenza.
Dice Tilopa patriarca dello Buddhismo Vajrayana nel Mahamudra: “Guardando intensamente il cielo vuoto, le visioni cessano, allo stesso modo quando la mente guarda se stessa il treno dei pensieri concettuali e discorsivi si ferma e così la suprema illuminazione è raggiunta.
Nel trascendere le dualità della mente vi è la Visione Suprema, in una mente calma e silenziosa vi è la Suprema Meditazione, nella spontaneità la Suprema Attività.
E quando sono morte tutte le speranze e tutte le paure, la meta è raggiunta.
La più alta meta è l’essere ordinario privo di speranza e paura.”

Ci ritroviamo a combattere contro una mente compressa da inutili stratificazioni di idee, giudizi e convinzioni distorte che minano la nostra intelligenza e soffocano il nostro potere personale.
Troppi pensieri superflui e stereotipati si susseguono in modo veloce e caotico impedendo di espandere la nostra coscienza verso  dimensioni oltre il piano fisico.
In tal senso sentiamo sempre più il bisogno di vivere una sorta di liberazione per non essere sopraffatti da tutto ciò che impedisce l’emergere spontaneo di quell’intuito originario che resta strumento essenziale per l’evoluzione della coscienza individuale.

Il cammino dell’autoconoscenza ha bisogno all’inizio di metodi e di maestri.
Poi arriva il momento in cui dobbiamo lasciarli, consapevoli del fatto  che impediscono la spontanea liberazione del nostro potere personale e ogni lecito slancio verso l’autorealizzazione.
Diventa allora necessario trovare la forza e la capacità di oltrepassare ogni nostro limite e cominciare a relazionarci con la nostra essenza solitaria imparando così ad attingere direttamente alla sorgente.

La supercoscienza chiede agli individui la capacità di autorigenerarsi.

Stimolare intensamente la respirazione in uno stato di riposo e al contempo di vigile attenzione ci insegna a far esperienza di noi stessi, ad amplificare le nostre percezioni e ad aumentare il nostro livello energetico in modo che i contenuti psichici profondi, normalmente non disponibili, possano emergere alla coscienza ed essere integrati alla personalità.

Per confortare la vita di un individuo è necessaria la compassione.
Per accettare coraggiosamente le difficoltà è indispensabile il distacco.
Ma è nella volontà di vivere che si manifesta la forza e la semplicità di essere sé stessi, senza bisogno di aggrapparsi a nessuna entità esterna o sovrannaturale.