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Coscienza e creatività

“La maggior parte di noi non è creativa; siamo macchine ripetitive, dischi che suonano in continuazione le stesse canzoni dell’esperienza, le stesse conclusioni e memorie, nostre o altrui.
Una simile ripetitività non è dell’essere creativo, ma è ciò che vogliamo.
Poiché desideriamo la sicurezza interiore, siamo costantemente alla ricerca di metodi e strumenti per raggiungerla ed è per questo che creiamo l’autorità, l’adorazione di qualcosa che è altro da noi…distruggendo così la comprensione, quella spontanea tranquillità della mente che sola rende possibile uno stato di creatività.
Certo, la nostra difficoltà sta nel fatto che la maggior parte di noi ha perso questo senso di creatività.
Essere creativi non significa dipingere quadri o scrivere poesie e diventare famosi.
Quella non è creatività, è semplicemente la capacità di esprimere un’idea, che il pubblico apprezza o non apprezza.
Non bisognerebbe confondere il talento con la creatività.
Quest’ultima è uno stato dell’essere alquanto differente dal talento, uno stato in cui il sé è assente, in cui la mente non funge più da centro delle nostre esperienze e ambizioni, dei nostri sforzi e desideri.
La creatività non è uno stato continuo, ma si rinnova attimo per attimo, è un movimento in cui non c’è né l'”io”, né il “mio”, in cui il pensiero non è concentrato su alcuna particolare esperienza, ambizione, risultato, fine o motivazione.
Soltanto quando il sé si annulla, si realizza la creatività, quello stato dell’essere che solo rende possibile la realtà, quello stato che è creatore di tutte le cose.
Ma tale stato non può essere concepito o immaginato, non può essere formulato o copiato, non può essere conseguito attraverso alcun sistema, alcuna filosofia, alcuna disciplina; al contrario, si realizza soltanto attraverso la comprensione del processo totale del sé.
La comprensione di sé non è un risultato, un punto di arrivo; è il vedersi attimo per attimo nello specchio dei rapporti, i propri rapporti con la proprietà, le cose, le persone, le idee.
Ma troviamo difficile essere vigili, essere consapevoli, e preferiamo ottundere le nostre menti abbracciando un metodo, accettando l’autorità, cogliendo superstizioni e teorie gratificanti; in tal modo le nostre menti si logorano, si esauriscono, diventano insensibili.
Una mente in queste condizioni non può essere in uno stato di creatività, che si produce solo quando il sé,
ossia il processo di riconoscimento e accumulazione, si arresta; la coscienza, infatti, in quanto “io”, è il centro del riconoscimento, e il riconoscimento non è altro che il processo di accumulazione dell’esperienza.
Ma abbiamo tutti paura di non essere nulla, perché desideriamo tutti essere qualcosa.
Il piccolo uomo vuole essere un grand’uomo, il peccatore vuol essere virtuoso, l’individuo debole e anonimo sogna il potere, il prestigio e l’autorità.
E’ questo che tiene la mente incessantemente in attività.
Ma una mente in queste condizioni non può essere tranquilla e, di conseguenza, non potrà mai comprendere lo stato di creatività.
Per cambiare il mondo che ci circonda, con la sua infelicità, le guerre, la disoccupazione, la fame, le divisioni di classe e la confusione estrema, dobbiamo realizzare un cambiamento in noi stessi.
La rivoluzione deve avere inizio dentro di noi, ma non seguendo una fede o un’ideologia, perché è evidente che una rivoluzione la quale si fondi su un’idea o si conformi a un particolare modello non è affatto una rivoluzione.
Per produrre una rivoluzione fondamentale dentro di sé, bisogna comprendere il processo complessivo dei propri pensieri e sentimenti all’interno dei rapporti.
E’ questa l’unica soluzione a tutti i nostri problemi, non quella di avere ancora altre discipline, altre credenze, altre ideologie, altri maestri.
Se riusciamo a comprendere noi stessi così come siamo attimo per attimo, al di là del processo di accumulazione, allora vedremo sopraggiungere una tranquillità che non è un prodotto della mente, una tranquillità che non è né immaginata, né coltivata; e solo in tale stato di tranquillità può esserci creatività.”
Jiddu Krishnamurti

Brano tratto dal sito:
www.gianfrancobertagni.it