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Tracce bibliche – Lo spirito dell’aria

Nel libro sacro dei cristiani, la Bibbia, l’aria, in tutte le sue declinazioni, è l’elemento naturale principalmente assimilabile allo Spirito di Dio. Il nome dello Spirito, nelle diverse lingue antiche (ebraico ruah, greco pneuma, latino spiritus) è un nome comune desunto dai fenomeni naturali del vento e della respirazione.
Esso evoca sia l’immagine cosmica del soffio divino il cui ritmo regola il movimento delle stagioni, sia l’effusione dello Spirito santo che vivifica i cuori.

Antico Testamento
Lo Spirito di Dio nell’Antico testamento non è ancora rivelato come una persona ma come forza divina che interviene nella storia e trasforma le personalità umane per renderle capaci di atti eccezionali destinati a dare concretezza alla volontà divina.
I Giudici, i Re , gli stessi Profeti sono suscitati dallo Spirito di Dio; senza che se lo aspettino e senza poter apporre alcune resistenza, semplici figli di contadini come Sansone, Gedeone e Saul, vengono resi capaci di atti eccezionali di audacia o di forza, dotati di una personalità nuova in grado di compiere la missione indicata da Dio.
La forza dinamica dello Spirito penetra nell’uomo: “Sansone scese con il padre e con la madre a Timna; quando furono giunti alle vigne di Timna, ecco un leone venirgli incontro ruggendo.
Lo spirito del Signore lo investì e, senza niente in mano, squarciò il leone come si squarcia un capretto” (Gdc 14, 5-6).
Quando Dio chiama Gedeone, perché liberi gli ebrei dalle continue invasioni dei madianiti, egli cosi risponde: “Signore mio, come salverò Israele? Ecco, la mia famiglia è fra le più povere di Manasse e io sono il più piccolo nella casa di mio padre” (Gdc 6,15). Il testo continua: “Ma lo spirito del Signore investì [avvolse, come fa un vestito con chi lo porta] Gedeone; egli suonò la tromba e gli Abiezeriti [gli uomini del suo clan] furono convocati per seguirlo” (Gdc 6,34).
Così, la vittoria strepitosa che ne seguì fu l’opera dell’azione efficace dello Spirito. Anche il re in Isaia 11,2-5 sarà pieno dello spirito del Signore: 4 volte è nominato (per indicare la totalità); così egli comunicherà
lo spirito: farà respirare nel timore del Signore, e il soffio/vento delle sue labbra emetterà sentenze giuste.
In quest’esperienza dell’intervento dello Spirito di Dio nelle vicende dell’uomo rientra l’esperienza della parola dei profeti: “Mosè dunque uscì e riferì al popolo le parole del Signore; radunò settanta uomini tra gli anziani del popolo e li pose intorno alla tenda del convegno.
Allora il Signore scese nella nube e gli parlò: prese lo spirito che era su di lui e lo infuse sui settanta anziani: quando lo spirito si fu posato su di essi, quelli profetizzarono, ma non lo fecero più in seguito.
Intanto, due uomini, uno chiamato Eldad e l’altro Medad, erano rimasti nell’accampamento e lo spirito si posò su di essi; erano fra gli iscritti ma non erano usciti per andare alla tenda; si misero a profetizzare
nell’accampamento” (Nm 11, 24-26).
Uscito dall’Egitto, Mosé ricevette dal Signore le tavole della Legge, poi eresse il tabernacolo, la tenda del convegno sopra la quale si ferma la nube del Signore: “Allora la nuvola coprì la tenda di convegno, e la gloria del Signore riempì il tabernacolo. E Mosè non potè entrare nella tenda di convegno perché la nuvola si era posata sopra, e la gloria del Signore riempiva il tabernacolo. Durante tutti i loro viaggi, quando la nuvola si alzava dal tabernacolo, i figli d’Israele partivano; ma se la nuvola non si alzava, non partivano fino al giorno in cui si alzava.
La nuvola del Signore infatti stava sul tabernacolo di giorno; e di notte vi stava un fuoco visibile a tutta la casa
d’Israele durante tutti i loro viaggi” (Es 40, 34-38)

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Ruah è un termine che nel contesto biblico ha un ampio diagramma semantico col significato di vento, alito, soffio, spirito, vapore, fumo, respiro, esalazione, ecc.
Però, anche se il campo semantico di ruah è molto esteso, può tuttavia essere ricondotto a due termini fondamentali, cioè al binomio vento/spirito – respiro/soffio”; da questi derivano gli effetti, ruah come “forza” e come “vita”.
1- In un gran numero di passi biblici, ruah designa il vento che, misterioso com’è, appare come effetto immediato dell’azione di Dio. Nessuno vede il vento, però i suoi effetti sono impressionanti. Il vento spinge le nuvole, agita gli alberi. Quando è violento, è uragano (“Perciò dice il Signore Dio: Con ira scatenerò un uragano, per la mia collera cadrà una pioggia torrenziale, nel mio furore per la distruzione cadrà grandine come pietre; demolirò
il muro che avete intonacato di mota, lo atterrerò e le sue fondamenta rimarranno scoperte; esso crollerà e voi perirete insieme con esso e saprete che io sono il Signore” Ez 13,13-14), solleva il mare e può inabissare le navi (“Egli parlò e fece levare un vento burrascoso che sollevò i suoi flutti. Salivano fino al cielo, scendevano negli abissi; la loro anima languiva nell’affanno. Ondeggiavano e barcollavano come ubriachi, tutta la loro perizia era svanita”, Sal 106, 25-27; “In alto mare ti condussero i tuoi rematori, ma il vento d’oriente ti ha travolto in mezzo ai mari” Ez 27,26; cfr. Giona 1,4-16: la tempesta che rende vana l’abilità dei marinai).
Agli antichi il vento appariva come una potenza misteriosa, che Dio aveva a disposizione (“Tu stendi il cielo come una tenda, costruisci sulle acque la tua dimora, fai delle nubi il tuo carro, cammini sulle ali del vento; fai dei venti i tuoi messaggeri, delle fiamme guizzanti i tuoi ministri”, Sal 103, 2-4). Lo si poteva chiamare il “soffio di Dio”.
– In principio il “vento” di Dio aleggia sulle acque che sono sull’abisso rendendole feconde (“La terra era inanimata e vuota e le tenebre erano sulla faccia dell’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque” Gen 1,2) secondo altri: “un vento potente” o una immane tempesta (ruach ’elohim sta a indicare un superlativo) scuoteva le acque (cfr. anche Isaia 33,15-16 e Gioele 3). Una delle prime brezze della Bibbia è quella serale in cui Javeh passeggia nel paradiso terrestre subito dopo il peccato di Adamo ed Eva (“Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l’uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino”, Gen 3, 8). Si confrontino anche i seguenti passi: Cantico 2,17 e 4,6 + 4,16: vento e aromi; Qohelet 1,6: il vento che ritorna in direzione sud-nord.
Per placare il Diluvio universale, Dio interviene con il suo spirito/vento: “Dio si ricordò di Noè, delle fiere e di tutti gli animali domestici che erano con lui nell’arca.
Dio fece passare un vento sulla terra e le acque si abbassarono” (Gen 8,1).
Un numero elevato di testi biblici si riferisce a ruah-vento descritto come una realtà misteriosa, che non ha autonomia in sé, ma dipende esclusivamente dal volere di Dio, il quale ne è l’origine e la fonte e ne dispone liberamente: «Egli fa salire le nubi dall’estremità della terra, produce le folgori per la pioggia e dalle sue riserve libera il vento (ruah)» (Ger 10,13).
Il salmista esprime incanto e stupore per il grandioso scenario della creazione e celebra la maestà di Dio che «Cammina sulle ali del vento (ruah) e fa dei venti i suoi messaggeri» (Sal 104,4).
Il profeta Amos eleva un canto alla trascendenza di Dio Creatore: «Ecco colui che forma i monti e crea i venti e cammina sulle alture della terra, Signore Dio degli eserciti è il suo nome» (Am 4,13); gli fa eco il profeta Isaia quando magnifica la grandezza di Dio: «Secca l’erba, il fiore appassisce quando il vento del Signore soffia su di essi» (Is 40,7).
In particolare, “il vento orientale” che secca e distrugge: Giona dal vento della tempesta (1,4-16) al vento orientale che lo colpisce con il suo calore e gli infiamma la testa! (4,8, cfr. Sal 48,8: scolla o brucia le navi, cfr. il binomio fuoco e vento in Is 30,27-28).
Ruah come vento fisico è assai frequente nei Salmi, ed è abituale in Giobbe.
Secondo una antichissima convinzione molto diffusa nella cultura semitica, il vento era ritenuto come una realtà piena di mistero, una realtà inafferrabile, imprevedibile, invisibile, ma se ne avverte il passaggio e sono riscontrabili a occhio nudo i suoi effetti: il vento spira, sibila, agita le foglie, risponde il profumo nell’aria, spazza via le nubi e rende azzurro il cielo, piega i rami e sradica gli alberi.
Ebbene, come il vento esiste e lo si avverte negli effetti, anche se è inspiegabile, così è dello Spirito: esiste e opera, benché resti misteriosa la sua esistenza e la sua attività. Cfr. Giovanni 3,6-8: Spirito e vento non sai donde vengono (origine) né dove vanno (scopo).
Gli uomini della Bibbia notano le direzioni del vento e mettono spesso in rapporto il vento – per la sua forza misteriosa, la sua origine inspiegabile e la sua suprema libertà di presenza e di azione – con l’agire di Dio, sempre efficace e imprevedibile. In questo senso, sono utili alcuni proverbi: la freccia ha una sua via nell’aria, ma non si vede, così la strada della barca nell’acqua (Prov 30,18 e Sap 5,9-11), mentre la speranza dell’empio è come pula, fumo o schiuma portati dal vento (Sap 5,14 e Sal 1,4).
Ruah è quindi vento (= azione di Dio) creativo e distruttivo insieme. Così, per esempio, per rendere possibile il passaggio del Mar Rosso agli ebrei, “il Signore durante tutta la notte risospinse il mare con un forte vento d’oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero.
Gli israeliti entrarono nel mare sull’asciutto…” (Es 14,21-22), e continuarono il cammino verso la terra della loro libertà. Nel capitolo successivo, gli stessi eventi vengono descritti in forma poetica e allora il soffio del vento d’oriente viene chiamato “il soffio delle narici” di Dio.
Rivolgendosi a Dio, il poeta dice: “Al soffio delle tue narici si accumularono le acque . . .Soffiasti con il tuo soffio e il mare coprì i nemici” (lo stesso vento, come l’acqua, è distruttivo, Es 15, 8. 10).
In Matteo 7,24-27 e parallelo in Luca: la casa costruita sulla roccia o sulla sabbia di fronte a vento e acqua. Così Gesù domina il vento e la tempesata (Mt 8,23-27 e paralleli).
Il vento/ruach di Dio non è solo potenza, è anche segno di intimità. Dio non tuona (Sal 29/28), al suo popolo parla in pace, e a Elia si manifesta come un “mormorio di vento leggero”: “Che fai qui, Elia?». […]
Gli fu detto: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore». Ecco, il Signore passò.
Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento.
Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero” o”rumore di lieve silenzio” (I Re 19, 9,11-12);

2- Il secondo senso del termine ruah, come della sua traduzione latina spiritus, è soffio/respiro. Il soffio è la realtà più immateriale che percepiamo; non la si vede, è sottilissima; non è possibile afferrarla con le mani; sembra un niente, eppure ha un’importanza vitale; chi non respira non può vivere. Tra un uomo vivente e un uomo morto c’è questa differenza che il primo ha il soffio e l’altro non ce l’ha più. Di questo soffio l’uomo non è padrone, pur non potendone fare a meno, e muore quando questo soffio si spegne. La vita viene da Dio; il soffio dunque viene da Dio, che lo può anche riprendere (“Allora il Signore disse: «Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni»” Gn 6,3) (cf. Sal 103, 29-30; Qoh 12,7).
Da queste osservazioni sul soffio, si è arrivati a capire che la vita dipende da un principio spirituale, che è stato chiamato con la stessa parola ebraica ruah.
Nell’Antico Testamento la ruah – soffio di Dio appare come la forza che fa vivere le creature, è il soffio di vita che dovunque passa genera vita, trasformando la desolata valle di ossa aride in esseri viventi: “Allora egli mi disse: Profetizza allo spirito, profetizza figlio d’uomo e di’ allo spirito: Così dice il Signore, l’Eterno: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi uccisi, perché vivano, Così profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi, e ritornarono in vita e si alzarono in piedi: erano un esercito grande, grandissimo […] e metterò in voi il mio Spirito e voi vivrete, e vi porrò sulla vostra terra; allora riconoscerete che io, l’Eterno, ho parlato e ho portato a compimento la cosa, dice l’Eterno” (Ezechiele 37:9-10,14).
Impossibile non ricordare la creazione di Adamo: il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente (“allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente” Gn 2,7). Dio respira / soffia il “respiro di vita” (ruah) nella terra per creare il primo essere umano. Anima vuol dire in tutte le lingue indoeuropee “soffio vitale” (inanime, il suo contrario: “senza soffio vitale, morto, vuoto, senza peso,
senza vita”). Anima viene dal sumero: “an, ani” è il “Dio del cielo”, mentre la particella “im” vuol dire “vento, soffio”.
L’uomo ha un’anima perché lo Spirito lo abita. L’uomo è soffiato da Dio e per questo esiste.
Il giorno in cui esalerà il suo ultimo re-spiro morirà a questa vita per diventare solo spirito.
La religiosità sapienziale biblica riconosce la totale dipendenza della creatura dal Creatore soprattutto nella dinamica del respiro. È proprio ciò che ricorda il personaggio Eliu, con drammatica tensione, al martoriato Giobbe: «Se egli richiamasse il suo spirito e a sé
ritraesse il suo soffio, ogni carne morirebbe all’istante e l’uomo ritornerebbe in polvere» (Gb 34,14-15).
In qualunque momento Dio può sottrarre all’uomo il respiro e immediatamente si bloccherebbe il ciclo vita-morte: «Se togli il respiro muoiono e ritornano nella polvere, mandi il tuo spirito e sono creati» (Sal 104,29-30).
Il Vangelo è attento a insegnare questa verità decisiva, proprio nel momento in cui descrive la morte di Cristo in croce: Gesù prima china la testa e poi spira, letteralmente: “consegna il suo spirito” (“E Gesù, avendo di nuovo gridato con gran voce, rese lo spirito” Matteo 27, 50-53). E’ esattamente il contrario di quanto avviene abitualmente: un morente prima spira e poi la testa si abbatte sul suo petto. Ma Gesù no. Da tutto il contesto, è chiaro
l’insegnamento che l’evangelista Giovanni vuol dare: ai piedi della Croce c’è la Chiesa che ama Gesù (ci sono Maria, il discepolo prediletto e le donne che non lo hanno mai abbandonato) ed è su di essa che Gesù fa scendere il suo ultimo respiro, muore perché dona il suo respiro.
Un’ultima riflessione sul significato di ruah: nella Bibbia, nel libro dei Proverbi, ci si imbatte in una sorprendente espressione: l’autore afferma che il soffio vitale che è nell’uomo, è come una “Lampada di Dio”: «Il soffio
dell’uomo è una fiaccola del Signore che scruta tutti i segreti recessi del cuore» (Pr 20,27). Il dono del “soffio”, dunque, non solo fa dell’uomo la creatura più straordinaria del creato, ma gli permette di scrutare se stesso alla luce di questa singolare lampada di Dio. È la lucerna dell’autocoscienza di cui sono privi gli altri esseri, è la capacità di introspezione che permette di scoprire la giusta norma di vita e di attuarla nel vivere quotidiano. Fuori di
metafora, nel Libro dei Proverbi, si ha una rappresentazione dell’autocoscienza, della capacità di conoscersi e di giudicarsi, dell’introspezione e dell’intuizione e, in ultima analisi, della moralità, del saper scegliere tra bene e male.

Nuovo Testamento
Essendo lo Spirito Santo il “senza volto”, l’inafferrabile, l’imprevedibile, come abbiamo visto, nella Bibbia (sia nell’Antico sia nel Nuovo testamento) si tenta di descrivere la sua opera, la sua azione, i suoi effetti attraverso una grande varietà di immagini: la voce di un angelo, il movimento del vento impetuoso o leggero, l’ombra della nube, il volo della colomba…
E’ la voce dell’angelo Gabriele ad annunciare a Maria la futura gravidanza.
I due Vangeli dell’infanzia di Gesù concordano nell’affermare che Gesù fu concepito nel seno di Maria per opera dello Spirito Santo. Matteo lo dice espressamente (Mt 1,18.23).

In Luca l’angelo annuncia che la potenza dell’Altissimo stenderà la sua ombra su Maria: “L’angelo le rispose: «Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà dell’ombra sua; perciò, anche colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio” (Lc 1,35).
Dopo essere stato battezzato da Giovanni Battista lo Spirito Santo scende dal cielo sottoforma di una colomba: “Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dal cielo che disse: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto» (Matteo 3, 16).
Dopo il battesimo Gesù viene condotto nel deserto dallo Spirito, dove subirà l’umiliazione delle tentazioni: “Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo” (Lc 4,1).
L’ultimo respiro di Gesù sulla croce è il momento in cui lo Spirito Santo viene donato all’umanità (“E Gesù, avendo di nuovo gridato con gran voce, rese lo spirito” Matteo 27, 50-53). La scena riceve una conferma quando Gesù incontra i suoi discepoli nel Cenacolo e li trova irrigiditi, impauriti, timidi come se non avessero nemmeno fiato per vivere. Cristo si avvicina e li saluta: “Pace a voi!”. Poi alita su di loro e dice: “Ricevete lo Spirito Santo, a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi” (Giovanni 20,19-23). Il Risorto respira sui suoi discepoli, ripetendo quasi il gesto del Creatore, e dona loro la possibilità di vivere
una vita nuova.

Quando gli apostoli parleranno dell’identità cristiana diranno: “Dio ha mandato nei nostri cuori il respiro del Figlio che in noi grida: “Abbà! Padre!” (GaI 4,6); e affermeranno che in ciò consiste tutta la loro preghiera, una preghiera ininterrotta e sostanziale come l’atto del respirare.
Nella narrazione che Luca fa della Pentecoste descrive la presenza dello Spirito nel Cenacolo di Gerusalemme come un vento impetuoso: “ Quando il giorno della Pentecoste giunse, tutti erano insieme nello stesso luogo. Improvvisamente si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa dov’essi erano seduti. Apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano e se ne posò una su ciascuno di loro.” (At 2, 1-3). Ma già Gesù, nel dialogo notturno con Nicodemo, un capo dei giudei, si era riferito al vento per annunciargli una nuova nascita dall’Alto: “Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito” (Gv 3,7-8).

Aria e Parola
La Bibbia mette spesso in parallelo la parola e il soffio (“Percuoterà il violento con la verga della sua bocca,e con il soffio delle sue labbra farà morire l’empio”, Is 11, 4), o la parola e lo spirito.
Grazie al soffio, la parola si propaga; dal soffio essa prende forza e dinamismo.
Il Salmo 32 (v. 6)applica questo parallelismo all’evento primordiale della creazione e dice: “Dalla parola del Signore furono fatti i cieli, dal soffio della sua bocca ogni loro schiera . . .”, Dio infatti attua la creazione mediante il suo Verbo, cioè mediante la sua Parola. La parola è intrisa di potere, e l’aria ne è l’elemento dominante.
Nel Libro del Siracide, lo Spirito è il respiro che dà voce all’ineffabile Parola di Dio che viene definita “voce che spezza i cedri del Libano, che travolge le querce e scuote il deserto” (Sl 29/28); essa interviene con forza su Abramo che sta per offrire in sacrificio al Signore suo figlio Isacco (Gen 22).
Dopo che Giovanni battista ha battezzato Gesù, il vangelo dice che si udì la voce del Padre: “Ecco una voce dal cielo che disse: «Questi è il mio Figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto»” (Mt 3,17); voce che in Marco e Luca s’indirizza non alla folla come in Matteo, ma a Gesù stesso: “Tu sei il mio Figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto” (Mc 1,11; Lc 3,22).

Respirazione e preghiera
Per un credente respirare è invocare la vita; respirare è il dono che Dio fa all’uomo minuto per minuto da quella prima volta che lo ha creato.
L’alito di Dio ha fatto presa nei polmoni dell’uomo, ingenerandovi quel ‘va e vieni’ del fiato che è la respirazione.
L’uomo rimarrà vivo finché la radice del soffio di Dio non sarà strappata dai suoi polmoni.
Così ha cominciato a vivere il primo uomo e così ognuno di noi comincia a vivere appena esce dal mistero del grembo materno. Per ogni uomo vivere significa accogliere e conservare in sé questo divino respiro, morire significa che Dio se lo è ripreso.
Se si studia la storia della Chiesa e della preghiera, come veniva vissuta già dai primi monaci in Oriente e come viene vissuta ancora oggi in molte comunità religiose, ci si accorge che il problema della respirazione è considerato fondamentale.
S. Antonio abate usava salutare i suoi compagni nel deserto, dicendo loro: “Respirate Cristo!”.
I primi monaci avevano inventato una formula di preghiera brevissima: “Signore Gesù, abbi pietà di me peccatore”, e la formula, mille volte ripetuta, doveva accompagnare il ritmo della respirazione.
S. Ignazio insegnava nei suoi Esercizi: “Bisogna chiudere gli occhi per guardare Gesù nel proprio cuore, e mormorare le parole del Pater, sulla misura del proprio respiro”.
E nei salmi si trova sempre, a metà del versetto, un asterisco che avverte: “Qui devi respirare”, e quel respiro fa parte della preghiera. Ma non si tratta solo di indicazioni “tecniche”. Nella Bibbia il discorso sul respiro dell’uomo è spesso strettamente legato al discorso sullo Spirito Santo.

FONTE: www.icoloridelsacro.org